Perché il vino va ad annate?

Chi si avvicina a questo affascinante mondo, si accorge subito che nell’acquistare una bottiglia di vino, specie se questa è di pregio, il venditore come prima cosa mette in risalto l’annata della vendemmia. Ma perché il vino va ad annate?

Ebbene, per il vino l’annata è uno dei fattori fondamentali, e spesso anche l’unico, al fine di poterne identificare non solo la qualità, ma anche il suo valore a livello economico. In particolare, le annate nel classificare il vino, e per identificare nel tempo la sua qualità, sono importanti in quanto in questo modo è possibile risalire all’andamento meteorologico della stagione in corrispondenza della quale c’è stata la vendemmia.

Inoltre, l’indicazione dell’annata, come sentenza sulla qualità del vino, protegge il consumatore da possibili speculazioni sui prezzi, ovverosia attraverso la vendita di bottiglie che, senza l’indicazione dell’anno della vendemmia, potrebbero essere vendute con quotazioni maggiorate rispetto al loro reale valore. Detto questo, oltre all’annata il vino, per essere ben identificato in termini di qualità, deve anche riportare la zona in corrispondenza della quale è avvenuta la vendemmia.

Per esempio, in Italia una delle stagioni vitivinicole meno esaltanti degli ultimi anni è stata quella del 2002 proprio a causa delle condizioni meteo, ma ciò nonostante in molte parti del Paese, dove il clima si è mantenuto decisamente più stabile, in corrispondenza dell’annata sopra indicata sono state comunque prodotti vini con una qualità eccellente.

Inoltre, rispetto al passato, negli ultimi anni il fattore meteo influisce meno sulla qualità complessiva del vino. E questo grazie alla bravura degli enologi che, tra l’altro, possono sfruttare la tecnologia che al giorno d’oggi è presente anche nelle cantine. In questo modo, grazie all’evoluzione tecnologica che ha investito pure il settore vitivinicolo, la qualità del prodotto può essere maggiormente preservata pur continuando a adottare sistemi di vinificazione tradizionali.

Qual è il tipo di prato più resistente

Chi ha una casa o una villa a pian terreno, con un ampio giardino, di norma è molto attento a curare il prato considerando che il manto erboso può subire effetti negativi legati non solo al clima, ma anche alle stesse condizioni e caratteristiche del terreno.

Ma detto questo, qual è il tipo di prato più resistente? Ebbene, a tal fine occorre scegliere la varietà di erba che risulta essere più adatta per le nostre esigenze, e per questo occorre scegliere opportunamente i semi per l’erba da giardino anche in ragione della zona climatica di appartenenza.

Per esempio, se l’interesse per il prato risulta essere legato solo ed esclusivamente ad aspetti di natura estetica ed ornamentale, allora si possono scegliere varietà di erba  meno resistenti, mentre diverso è il discorso legato ad un giardino da vivere, ovverosia da sfruttare al massimo magari perchè in famiglia ci sono dei bambini e di conseguenza molto spesso vorranno giocare all’aria aperta.

Ed allora, come prato ornamentale si può ad esempio scegliere per il manto erboso la Festuca Rubra che è una pianta microterme, e che permette di avere un prato non solo molto compatto, ma anche uniforme e dai ciuffi molto fini. In alternativa alla Festuca Rubra si può utilizzare la Festuca Arundinacea che appartiene sempre alla famiglia delle Poaceae, ma che garantisce per il manto erboso una tessitura più grossa. 

Per un prato verde a prova di calpestio e di frequenti passaggi, invece, una specie di erba resistente per realizzare il manto erboso è rappresentata dalla Paspalum che permette di realizzare tappeti di erba consistente e duratura. Non a caso la Paspalum è il tipo di erba maggiormente utilizzato per la creazione di campi da golf grazie anche al fatto che è molto resistente alle temperature molto calde ed anche molto fredde. 

Mezzi pubblici di linea e non

L’importanza di collegamenti all’interno delle città è fondamentale per garantire a tutti dal più piccolo impegno o commissione al viaggio d’affari o di lavoro in generale. Nel nord est ad esempio, in piccole città di provincia, i collegamenti autobus non bastano, e non è difficile quindi trovare servizi taxi a Portogruaro, città metropolitana di Venezia, per dirne una. I servizi taxi sono servizi pubblici, non di linea e quindi non assoggettati ad un orario standardizzato, ma sono servizi che ciascun comune amministra e per cui rilascia regolari licenze.

Ma come si può diventare taxista in una qualsiasi cittadina di provincia?

Se il tuo sogno è di diventare taxista puoi quindi richiedere una licenza nel tuo comune di residenza, dove potrai regolarmente gestire il tuo lavoro, senza sconfinare in altre città o paesi. Ciascuna licenza infatti è relativa ad una città, provincia o paese indifferentemente, l’unica differenza sostanziale sta nella difficoltà di reperire una licenza valida in posti dove la richiesta è molto alta. Va da se che ottenere una licenza a Roma o a Venezia sia molto difficile, non a caso chi vende queste licenze, perchè magari arrivato a fine carriera,le vende a cifre davvero importanti.

Meno difficile in piccoli paesi, dove il Comune emette un numero di licenze che normalmente bastano a garantire un servizio pubblico adeguato. I costi del servizio taxi, diverso dal servizio di noleggio con conducente, variano di città in città, sono regolati da tabelle che normalmente trovate affisse nell’autovettura, ed è sempre bene chiedere prima per non trovarsi in difficoltà se non si conoscono i prezzi di alcune tratte. Ci sono inoltre dei supplementi, supplementi di corsa come la corsa nottura, che inizia alle 20 di sera e finisce alle 6 del mattino, o supplementi per viaggi in più persone, tutti regolari.

Le irregolarità sono da definirsi in merito all’abusivismo, problema di molte grandi città come Venezia, Roma o Milano, e per abusivi intendiamo proprio persone che senza la licenza, svolgono comunque l’attività di taxista. A molte persone sarà capitato di trovarsi in aereoporto a Venezia e di sostare in attesa di un taxi per il rientro, così da essere avvicinate da questo o quel personaggio che propone viaggi scontati, ma se la macchina non è convenzionale ed è alla pari di una vettura privata, sconsigliamo di salire, onde evitare fregature colossali, o ancor peggio se viaggiate da soli.

Il servizio taxi è un servizio davvero necessario per molte persone che non hanno la macchina, o che non se la sentono di guidare, pensate agli anziani, o ai giovanissimi che devono andare in discoteca e rischiano passaggi poco sicuri..con un minimo di organizzazione chiamare un taxi non è impossibile, e unendosi in piccoli gruppi può risultare anche conveniente.

Cosa vedere a Termoli

Termoli è una ridente cittadina del Molise in provincia di Campobasso. Raccolta su un piccolo promontorio, è una rinomata stazione balneare, l’unico porto della regione ed uno dei centri più importanti della costa adriatica. Termoli è disseminata di numerosi siti interessanti dal punto di vista storico ed artistico, che contribuiscono a renderla uno dei poli turistici di maggior attrazione della nostra Penisola, soprattutto nel periodo estivo.

IL CASTELLO

Il Castello svevo, fatto erigere da Federico II nel 1247, è il principale simbolo della città e merita certamente di essere visitato. A pianta quadrilatera con torrioni angolari che circondano l’alto maschio quadrato, la struttura, oltre che significativa in sé, è anche sede di molte iniziative culturali ed artistiche. Nonostante i rimaneggiamenti e le modificazioni susseguitesi nel corso dei secoli, il castello, a tutt’oggi, conserva inalterato il fascino tipico di una costruzione di epoca medievale. Il castello fu dichiarato monumento nazionale nel lontano 1885.

CATTEDRALE DI SANTA MARIA DELLA PURIFICAZIONE

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Marketing in Fiera: 8 modi per attirare visitatori al vostro stand

Quando si partecipa a una fiera di settore esistono diversi modi per attirare i visitatori giusti al vostro stand, in questa piccola guida ne vediamo 8, ma la lista è ancora più lunga, basta solo un po’ di fantasia e strategia per trovare decine di soluzioni magnetiche per portare persone interessate a visitare il vostro spazio.

1. Occhio alla grafica

Il vostro stand deve essere pensato come una finestra aperta sul mondo dell’evento che scorre davanti a voi, stimolare le persone ad entrare e farvi visita è vitale per assicurarsi di raggiungere gli obiettivi di vendita, marketing e diffusione dell’immagine aziendale durante tutto l’evento. Definire il look and feel di tutto l’allestimento fieristico, i cartelli, le scritte, i manifesti, i prodotti da mostrare all’interno dello stand, devono essere pensati e realizzati per rilanciare l’immagine aziendale che si desidera trasmettere.

2. Le dimensioni non contano

Troppo spesso si sviluppa la presenza aziendale nelle fiere di settore misurandosi solo sulle dimensioni piuttosto che sugli obiettivi reali da raggiungere. Uno stand funzionale, ben studiato ed ottimizzato per veicolare al meglio l’immagine aziendale, catturare l’attenzione del pubblico può funzionare molto bene anche in contrasto con allestimenti molto più grandi. Bisogna sempre calibrare al massimo le proprie ambizioni con il budget disponibile in modo da massimizzare il risultato ed il ritorno sull’investimento.

3. Rendering e progetto: prova prima di iniziare

Quando si lavora solo con l’immaginazione si fa molta fatica a capire quanto spazio effettivamente si ha a disposizione all’interno del proprio stand, non si hanno le giuste sensazioni per ragionare su cosa includere e cosa lasciare a casa. Ci si può però aiutare con la creazione di rendering e progetti tridimensionali in scala che possono dare un’idea chiare dello stand, degli elementi grafici, degli elementi, disposti direttamente nello spazio, comprese le attrezzature, i prodotti ed anche le persone. In questo modo si riesce a capire come operare per ottenere il massimo dei risultati nel momento in cui lo stand è attivo in fiera.

4. Siate creativi, ma senza esagerare

Sperimentare nuove tecnologie, illuminazioni particolari, suoni, presentazioni elettroniche, manifesti e cartelli in forme e dimensioni differenti, deve sempre essere fatto nell’ottica di massimizzare l’impatto visivo e l’attrattiva verso il pubblico che partecipa all’evento fieristico, pensare a come le persone si muovono e come poterle indirizzare verso di voi, studiare la quantità e la grandezza del testo e degli elementi grafici in modo che siano facilmente comprensibili sia da lontano che da vicino, servono per evitare troppo sovraccarico e pesantezza.

5. Controllo del budget

Esporre in fiera non vuol dire spendere un sacco di soldi per ordinare sempre nuovo materiale pubblicitario e promozionale, strutture, pannelli, elementi e attrezzature multimediali, molto spesso, dalle vecchie fiere, può essere rimasto tanto materiale da poter riutilizare ed integrare con qualcosa di nuovi, sedie, tavoli, pannelli, sicuramente qualcosa rimane sempre che può aiutare a ridurre le spese per il prossimo evento.

6. Attenzione agli omaggi

Un sacco di soldi vengono spesi dalle aziende per creare gadget e regali da distribuire durante le fiere di settore per lasciare “in mano” al pubblico qualcosa che possa in qualche modo ricordargli che esistete. Questi oggetti, molto spesso, finiscono sul pavimento del padiglione, nei cestini della spazzatura o dimenticati in qualche cassetto della scrivania. Se si vogliono fare dei regali e consegnare omaggi è bene pensare a oggetti che rimangano nelle mani delle persone il più a lungo possibile in modo che rimangano “in contatto” con voi il più a lungo possibile.

7. Scegli le persone giuste

I membri del tuo staff e del team che presidieranno lo stand fieristico devono esser istruiti a puntino su cosa devono fare, ci possono essere le figure del “gancio” ovvero che attraggono le persone allo stand, in questo caso le belle ragazze funzionano sempre, oppure la figura dello “spotter” ovvero colui che si avvicina alle persone e le stimola ad entrare nello stand nel momento in cui si avvicinano. L’importante è comunque avere un team accogliente, attivo e preparato, in grado di coinvolgere al meglio il pubblico dell’evento nel momento in cui si presenta l’occasione.

8. Ricordati di comunicare che ci sei

Una volta che hai creato un grande allestimento fieristico, non dimenticarti di far sapere ai tuoi clienti, tali e potenziali, della tua presenza in fiera, mandare inviti, pubblicare contenuti sui social network aziendali, creare una nuova notizia all’interno del sito web dell’azienda, mandare la tua newsletter con aggiornamenti regolari sul programma dell’evento. Se hai modo di collaborare con gli organizzatori della manifestazione avrai modo di essere un passo avanti alla tua concorrenza, riuscirai ad aumentare il tuo raggio di azione pubblicitario e poter raggiungere un pubblico ancora più vasto.

Questi 8 punti sono tra i riferimenti basilari che qualsiasi azienda che partecipa ad un evento fieristico di settore deve mettere in pratica per non buttare soldi al vento, ognuno di questi può poi essere sviluppato nei minimi dettagli per ottimizzarli al meglio.

Le più belle riserve naturali in Italia: Capo Gallo

Scopriamo con IoViaggiare.com le più belle riserve naturali italiane site in Sicilia, esattamente nella provincia di Palermo è Capo Gallo. La riserva prende il nome dal monte Gallo, che sovrasta il territorio limitrofo ponendosi tra Mondello e Sferracavallo.

Questa zona, oltre a fungere da riserva, è un’ambita zona balneare estiva ( vi sono spiagge adatte a famiglie e tratti scogliosi per i più temerari), ed i suoi fondali sono tra i più belli in ricchezza di fauna e flora marina. Capo Gallo è una delle tante riserve naturali della Sicilia, ed insieme alla riserva di monte Pellegrino, sono le 2 ubicate all’interno della città di Palermo.

Capo Gallo: Riserva naturale marina e terrestre

Oltre ai quasi 600 ettari di terra che comprendono questa riserva, vi è anche da aggiungere il tratto marino, che si estende per oltre 16 km di costa. Esaminiamoli e scopriamo quali meraviglie si celano al loro interno.

Riserva Naturale Orientata Capo Gallo

Questa è la parte terrestre della riserva. L’ingresso ad essa è libera, e vi sono 3 accessi. Quella principale si trova nella zona adiacente a Mondello, dove un sentiero attraversa l’intera area. Nella parte iniziale vi sono club privati, e lussuosissime ville, e man mano che vi si inoltra, l’area va diventando sempre più disabitata e selvaggia. La strada ha termine giungendo “al faro”, cioè un’antica struttura ai tempi adibita per segnalare la presenza della scogliera alle navi nelle vicinanze. Dopodiché e possibile proseguire scalando per rocce frastagliate (ma il pericolo è medio-elevato, quindi sconsigliato ai meno esperti).

Per coloro che vogliono visitare la riserva al non solo scopo balneare, è consigliato il birdwatching, data la presenza di centinaia di specie di uccelli. Inoltre, tra la popolazione di mammiferi, qua sono presenti volpi, conigli e topo-ragni. La flora del luogo è ricchissima, e tra i simboli di Capo Gallo vi sono i finocchi di mare, i limonium, il camedrio, l’erica e altre centinaia di specie diverse tra loro.

Riserva naturale Marina

La parte marina è stata suddivisa dalla capitaneria di porto in tre zone (A, B, C).

  • Zona A: In questo settore è vietata la balneazione, la pesca, il transito e la sosta dei natanti non autorizzati.
  • Zona B:  Possibilità di balneazione e sosta dei natanti autorizzati dalla capitaneria.
  • Zona C: balneazione libera, insieme al transito ed alla sosta di tutti i tipi di natanti.

La flora e la Fauna di Capo Gallo (sezione marina) sono unici tra quelli del luogo. Negli abissi di questo tratto del mare mediterraneo vi è la Posidonia Oceanica, ovvero una vera e propria prateria di diverse specie di alghe, che danno riparo a diverse forme di vita vegetale ed animale. Nelle zone in cui è permesso, è consigliata l’immersione con personale qualificato, che vi permetterà di ammirare le bellezze di questi fondali, degni di uno scenario tropicale.